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"Borghese" W---r e la sua squaw — Storia e analisi

Ciò che colpisce l'occhio per primo è la quieta gravità delle figure a cavallo, contro un panorama di montagne pallide e nebbiose che sembrano assorbire il suono. L'uomo davanti, con il suo ampio cappello e la pelle di cervo frangiata, siede dritto e all'erta, il suo sguardo fisso davanti a sé; ogni linea della sua postura parla di vigilanza e determinazione. Dietro di lui, una donna monta con un portamento diverso: più riservata, la sua figura si fonde quasi con il paesaggio, la sua presenza segnata dal sottile contrasto del suo abito e dal dolce arco del collo del suo cavallo.

La palette è tutta terra e pietra, i verdi e i marroni del primo piano cedono il passo ai blu freschi e lontani delle cime, attirando lo spettatore in un mondo sia intimo che vasto. Anche i fiori selvatici ai loro piedi sembrano segnalare un momento fugace, una pausa in un viaggio il cui destino ci è nascosto. Creata tra il 1858 e il 1860, quest'opera di Alfred Jacob Miller appartiene a un periodo in cui gli artisti americani erano attratti dalle possibilità mitiche dell'Ovest, catturando scene di incontro, migrazione e sopravvivenza quotidiana. Questi dipinti erano spesso commissionati da mecenati desiderosi di intravedere terre e popoli al di là della portata delle città orientali; immagini che hanno plasmato l'immaginazione della nazione sulla propria frontiera.

Il Walters Art Museum ospita ora questo pezzo, un promemoria di quanto poco sia registrato su molte opere individuali di quest'epoca, anche se parlano volumi sui confini in cambiamento e sulle relazioni stratificate del loro tempo. Guardare di nuovo questo dipinto significa percepire sia il silenzio delle sue montagne che le storie che le attraversarono.

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