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Avidità — Storia e analisi

Ciò che colpisce l'occhio per primo in Convoitise non è il luccichio della vetrina, ma il modo in cui le due figure sono attratte dal suo bagliore. I loro volti, pallidi e dolcemente illuminati, si inclinano verso il vetro con un desiderio che è quasi fisico. L'artista, Théophile Alexandre Steinlen, utilizza l'oscurità della strada per incorniciare questo momento privato di desiderio, lasciando che la luce dorata si riversi solo sugli oggetti di tentazione e sui volti premuti vicino a essi.

La curva della grande scatola per cappelli, cullata protettivamente nel braccio della donna davanti, suggerisce un recente acquisto o forse un'aspirazione ancora non realizzata, mentre i delicati e quasi spettrali schizzi di gioielli e cianfrusaglie dietro il vetro affilano il senso di distanza tra desiderio e possesso. Creato nel 1895, questo disegno appartiene a un mondo sull'orlo della modernità, quando Parigi era una città di luci elettriche, viali affollati e nuove forme di desiderio consumistico. Opere come questa, riprodotte in pubblicazioni come Les Maîtres de l'Affiche, catturavano lo spirito della metropoli di fine secolo: i suoi piaceri, le sue tentazioni e le sue divisioni sociali. Steinlen era noto per cronometrare le vite dei parigini comuni, e qui rivolge la sua attenzione al teatro della strada, dove il window shopping è diventato sia un passatempo che una metafora.

La storia ha lasciato poche tracce di questo disegno particolare oltre alla sua inclusione in quella celebre serie, ma il suo dramma silenzioso ci invita a soffermarci, proprio come le figure si soffermano davanti al vetro, intrappolate tra ombra e desiderio.

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