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Gioco dell'Oca — Storia e analisi

Ciò che colpisce per primo nell'Gioco dell'Oca di José Guadalupe Posada è la spirale vertiginosa: un invito visivo a giocare, a rischiare e a sognare. I 63 spazi numerati del tabellone si dispiegano come una molla arrotolata, ogni casella un palcoscenico in miniatura dove figure, animali e oggetti invitano il giocatore ad avanzare. Le illustrazioni sono vive di movimento e ingegno: le oche si pavoneggiano, i bambini saltano e curiosi marchingegni suggeriscono sia pericoli che ricompense.

Le istruzioni al centro non sono solo regole, ma una promessa: ogni lancio dei dadi è una nuova storia, ogni arrivo una svolta del destino. I quattro angoli, colmi di scene di bambini che giocano, ci ricordano che il vero premio del gioco è la gioia dell'invenzione condivisa. Questo tabellone appartiene a un mondo in cui i giochi venivano stampati a milioni, eppure ogni copia era un portale verso l'avventura per i bambini messicani attraverso le generazioni. Creato tra il 1890 e il 1909 e pubblicato da Antonio Vanegas Arroyo a Città del Messico, questa incisione in rilievo con testo tipografico è una testimonianza della cultura della stampa popolare dell'epoca.

Tali giochi, spesso venduti nei mercati e agli angoli delle strade, erano sia intrattenimento che un'introduzione ai pericoli e alle speranze del mondo, rappresentati con l'umorismo acuto e l'osservazione sociale per cui Posada è rinomato. Poche tracce rimangono delle mani individuali che hanno giocato su questo stesso tabellone, ma l'immagine perdura: una spirale di casualità, risate e memoria, invitandoti a immaginare il tuo stesso lancio di dadi.

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