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Rosa Evratina (Rosa di Evrat) — Storia e analisi

Un fusto ramificato porta solo boccioli, senza fiori aperti. Ogni bocciolo di un rosa profondo è avvolto in lunghi sepali piumosi e sorretto da un gambo spinoso, mentre grandi foglie di foglioline larghe e dentate si estendono sotto. La scritta incisa riporta Rosa Evratina e Rosier d'Evrat, con i crediti dell'artista, dell'incisore e del tipografo sottostanti; un numero di inventario è scritto in basso a destra. Pierre-Joseph Redouté dipinse questa rosa per il terzo volume di Les Roses (1824), con testo di Claude-Antoine Thory, e Langlois la incise.

Thory descrive un arbusto molto vigoroso alto fino a tre metri, con poche spine, i cui steli floreali e lunghi tubi del calice sono ricoperti di peli rigidi con punte ghiandolari. I suoi boccioli si aprono piuttosto raramente, scrisse; quelli che lo fanno mostrano sette o otto file di petali rosa pallido e abbastanza profumati. La rosa fu nominata da Bosc in onore di M. Evrath, un distinto amatore che l'aveva ricevuta da vivai olandesi con il nome di Muscade noire.

Thory la considerava un ibrido, condividendo tratti delle rose bianche, pelose e di Francoforte, e Bosc pensava che il suo vigore la rendesse un buon portainnesto per innesti. Si trova nella Médiathèque intercommunale Pau-Pyrénées a Pau.

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