Cattedrale di Rouen, Portale, Nebbia del Mattino — Storia e analisi
Nel 1892 e nel 1893, Claude Monet si trovava di fronte alla grande facciata gotica della Cattedrale di Rouen, dipingendola oltre trenta volte alla luce e alle condizioni atmosferiche variabili. Questa serie ossessiva, di cui Cattedrale di Rouen, Portale, Nebbia Mattutina è una, era così radicale che persino gli amici di Monet dubitavano della sua direzione; si dice che Paul Cézanne abbia definito il progetto "il lavoro di un folle". Monet affittò una stanza al secondo piano di fronte alla cattedrale, tornando all'alba, a mezzogiorno e al crepuscolo per catturare il gioco sempre mutevole dell'atmosfera sulla pietra antica.
Il risultato non fu un'unica immagine, ma un mosaico di momenti, ogni tela un registro unico di luce e aria. Qui, il portale della cattedrale emerge da una nebbia argentata, i suoi dettagli scolpiti ammorbiditi e quasi dissolti dalla nebbia mattutina. La pietra sembra tremolare tra solidità e vapore, mentre blu freddi e creme calde si mescolano sulla superficie. La pennellata di Monet è sciolta e rapida, suggerendo la natura fugace della percezione stessa; le torri e gli archi sono meno fatti architettonici che sensazioni.
A differenza delle rappresentazioni precedenti delle cattedrali, come quelle precise di John Ruskin, Monet non è interessato a una descrizione fedele. Invece, invita lo spettatore a vivere la cattedrale come fece lui: non come un monumento, ma come una presenza vivente, trasformata dal tempo e dalla luce. I dipinti della Cattedrale di Rouen furono esposti per la prima volta a Parigi nel 1895, dove furono acclamati come una svolta nell'esplorazione della visione e del tempo del movimento Impressionista. Molti dei telai, incluso questo, passarono per le mani di commercianti parigini e collezionisti privati prima di entrare in importanti collezioni museali.
Oggi, la serie è sparsa in tutto il mondo, una testimonianza della ricerca instancabile di Monet dell'intangibile. Cattedrale di Rouen, Portale, Nebbia Mattutina si erge come un momento cruciale nella carriera di Monet, segnando il suo passaggio verso la pittura a serie e la sua fascinazione per il mondo mutevole.















