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Capra 3572 Museo di Storia dell'Arte — Storia e analisi

Una sola capra sta in allerta, il suo sguardo rivolto verso l'esterno come se qualcosa appena oltre la nostra vista avesse catturato la sua attenzione. L'artista, Anton Schrödl, rappresenta l'animale con un'immediatezza tattile: guarda la barba bianca nitida, la curva delle corna, il gioco della luce solare sul pelo ruvido e irregolare. Lo sfondo sfuma nell'oscurità, lasciando che la forma dell'animale emerga in un forte rilievo, ogni muscolo e ciocca di pelo definiti da veloci e sicuri colpi di pennello.

La postura della capra è tesa, una gamba appena sollevata, come se potesse saltare in qualsiasi momento; non si tratta di un ritratto statico, ma di un momento catturato a metà respiro. Dipinti come questo, incentrati su animali umili, trovarono una particolare risonanza nel diciannovesimo secolo, quando artisti e collezionisti cercavano immagini della vita rurale e delle creature che la popolavano. Anton Schrödl era noto per i suoi studi sugli animali, e opere come Ziege 3572 Kunsthistorisches Museum—ora nella collezione del Belvedere—parlano di un'epoca in cui gli artisti hanno spostato la loro attenzione dalle grandiose narrazioni storiche al mondo quotidiano. La storia ha lasciato poche tracce del viaggio specifico di questo dipinto, ma la sua presenza in una importante collezione viennese ci invita a guardare di nuovo e a trovare meraviglia nell'ordinario.

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