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Corsetto Le Furet — Storia e analisi

Ciò che colpisce per primo è la sicurezza disinvolta della donna, il suo sorriso luminoso come il corsetto scarlatto che indossa. L'energia del manifesto è tutta nella sua posa: un braccio piegato, l'altro che tira i lacci, sembra ballare piuttosto che semplicemente vestirsi. Lo sfondo giallo irradia calore, spingendola in avanti, mentre le audaci lettere nere ancorano la composizione.

Leonetto Cappiello, famoso per la sua pubblicità vivace e moderna, utilizza i mezzi più semplici: un lampo di rosso, una torsione dell'anca, per vendere non solo un indumento, ma un atteggiamento. Il corsetto promette "igiene, eleganza, flessibilità", ma è lo sguardo giocoso della modella a rendere vere queste affermazioni. Prodotto nel 1902, Corsetto Le Furet appartiene a un mondo in cui i manifesti erano il battito delle strade parigine. Il passaggio al ventesimo secolo ha visto una rivoluzione nella pubblicità: artisti come Cappiello hanno trasformato l'arte commerciale in qualcosa di spiritoso e memorabile, competendo per l'attenzione in una città affollata di immagini.

Commissionati da case di moda e stampati da aziende come Vercasson, questi manifesti erano progettati per sedurre e persuadere, parte integrante della vita moderna quanto i prodotti che promuovevano. Oggi, quest'opera sopravvive nella collezione della Bibliothèque nationale de France, un vivido promemoria dell'epoca in cui l'arte del commercio e l'arte di vivere erano una cosa sola. Guarda di nuovo quel sorriso, e puoi quasi sentire il trambusto del Parigi della Belle Époque.

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