I sette peccati capitali e i quattro novissimi — Storia e analisi
I Sette Peccati Capitali e le Quattro Ultime Cose di Hieronymus Bosch è stato dipinto a olio su tavola tra il 1505 e il 1510. Il Museo del Prado cataloga questa composizione moralizzante come opera di Bosch; nel 2015 il Bosch Research and Conservation Project l'ha attribuita a un seguace, tesi respinta dagli studiosi del Prado. Il dipinto è attualmente conservato nel Museo del Prado, a Madrid, ed è uno dei più noti esempi dell'immaginario religioso didattico di Bosch. La composizione si concentra su un grande motivo circolare che rappresenta la personificazione di Cristo come l'“Occhio di Dio”, circondato da sette scene a forma di cuneo, ognuna delle quali illustra uno dei Sette Peccati Capitali: Ira, Invidia, Avarizia, Gola, Pigrizia, Lussuria e Superbia.
Attorno al cerchio centrale ci sono quattro tondi più piccoli, ognuno dei quali illustra una delle Quattro Ultime Cose: Morte, Giudizio, Paradiso e Inferno. Il dipinto è caratterizzato dai suoi colori brillanti e chiari, dai dettagli meticolosi e dalle vignette narrative, ognuna delle quali è piena di figure impegnate in attività quotidiane che rivelano i loro difetti morali. Iscrizioni in latino rafforzano l'intento didattico, avvisando gli spettatori dell'onniscienza divina e delle conseguenze del peccato. La storia del pannello è ben documentata.
Fu acquisito dal re Filippo II di Spagna alla fine del XVI secolo e da allora è rimasto nelle collezioni reali e nazionali spagnole. È stata esposta in importanti retrospettive ed è un punto culminante della collezione del Museo del Prado, riflettendo sia le ansie religiose che l'immaginazione visiva inventiva del Rinascimento del Nord.







