Doge Andrea Gritti — Storia e analisi
Andrea Gritti appare dalla vita in su, avvolto in una toga di stato foderata di pelliccia bianca e chiusa da una fila di bottoni dorati, con la mano destra chiusa ed emergente da una manica larga, mentre il suo sguardo—intenso e leggermente ombreggiato sotto pesanti sopracciglia—si rivolge a sinistra. Indossa il cappello del Doge ed è rappresentato con una barba bianca, il broccato dorato della sua toga e il pizzo dorato del suo cappello catturano la luce, conferendo al ritratto una presenza imponente. Tiziano dipinse questo ritratto postumo alla fine degli anni '40 del 1500, basandosi su immagini precedenti di Gritti, che servì come Doge di Venezia dal 1523 al 1538.
Quest'opera è l'unico ritratto sopravvissuto del Doge Andrea Gritti da parte di Tiziano, tra i vari che creò come pittore ufficiale della Repubblica Veneziana. Il dipinto fu acquisito in Italia per Carlo I d'Inghilterra nel 1626, passando successivamente attraverso le collezioni di Wenzel Anton, Principe von Kaunitz-Rietburg, e della famiglia Czernin von Chudenitz, prima di entrare nella Collezione Samuel H. Kress e infine nella National Gallery of Art.
Lo stile e la forza espressiva di questo ritratto lo allineano con le opere successive di Tiziano, riflettendo l'enfasi della scuola veneziana sul colore e sulla profondità psicologica.
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