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Confezione di abiti — Storia e analisi

Quando Paul Gauguin dipinse Sartoria nel 1889, viveva a Pont-Aven, in Bretagna, un luogo le cui usanze rurali e rituali quotidiani lo affascinavano. Questo fu lo stesso anno in cui espose alla Volpini Exhibition a Parigi, rivendicando la sua posizione come figura di spicco del movimento Simbolista. A differenza delle sue opere tahitiane successive, Sartoria cattura un momento della vita provinciale francese ed è uno dei rari casi in cui Gauguin ha rivolto la sua attenzione al lavoro umile delle donne piuttosto che a soggetti esotici o mitici.

Il dipinto si distingue per il suo focus su un mestiere che era sia ordinario che essenziale, ma che raramente era al centro dell'arte fine. Al centro di Sartoria ci sono due donne, con la testa china in concentrazione, le mani occupate con tessuto e filo. Gauguin sceglie un momento silenzioso, quasi sacro: l'atto di creazione, mentre un nuovo indumento prende forma tra di loro. La palette è terrosa, con ocra e verdi tenui, che riecheggiano il paesaggio bretone visibile dalla finestra.

Le figure sono rese con ampie aree di colore piatto, un marchio di fabbrica dello stile Sintetista di Gauguin, che cercava di andare oltre il dettaglio naturalistico verso un linguaggio più decorativo e simbolico. A differenza dei contadini di Jean-François Millet, spesso mostrati mentre lavorano nei campi, le donne di Gauguin sono assorbite in un mondo interiore, il loro lavoro è sia comunitario che contemplativo. Il percorso di Sartoria come oggetto fisico è meno documentato rispetto ad alcune delle altre opere di Gauguin. Probabilmente fu dipinta durante il suo secondo soggiorno a Pont-Aven, un periodo che segnò un punto di svolta nella sua ricerca di nuove direzioni artistiche.

L'attuale posizione del dipinto non è ampiamente pubblicata e il suo medium non è sempre chiaramente indicato nei cataloghi, il che aggiunge un ulteriore strato di incertezza alla sua storia. Tuttavia, Sartoria occupa un posto importante nella carriera di Gauguin, collegando i suoi anni bretone e il suo successivo e più famoso periodo tahitiano. Rimane una testimonianza del suo interesse per le vite quotidiane delle persone lavoratrici e della sua evoluzione nella ricerca di un nuovo linguaggio visivo.

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