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Regina Ginevra, una monaca ad Almesbury (La Morte di Artù) — Storia e analisi

Ciò che colpisce per primo nell'opera Regina Ginevra, una monaca ad Almesbury è il dramma del contrasto: una figura avvolta nel nero, la cui forma quasi divora lo spazio, contro un tumulto di fogliame pallido e intricato e un bordo che si contorce con fiori stilizzati. Il volto della donna, pallido e nettamente definito, emerge come un segreto dall'ombra, il suo sguardo fisso su qualcosa oltre il bordo dell'immagine. Il movimento del suo mantello non è solo tessuto, ma un silenzio visivo che zittisce il mondo ornato intorno a lei.

Ogni linea e ornamento nel bordo sembra premere verso l'interno, come se il mondo naturale stesso si stesse chiudendo attorno a questo momento di ritiro e riflessione. Creata nel 1893 per l'edizione di Le Morte d'Arthur di J. M. Dent & Co., quest'illustrazione di Aubrey Beardsley appartiene al mondo febbrile e decorativo dell'arte del libro della fine del XIX secolo.

Il movimento Arts and Crafts aveva riacceso l'interesse per il romanzo medievale, e il lavoro di Beardsley, con le sue linee sinuose e silhouette audaci, divenne un punto di riferimento per il gusto dell'epoca per il misterioso e il decadente. Pochi fatti sopravvivono sul viaggio di questo disegno particolare, ma il suo posto negli anni '90 è inconfondibile: un'epoca in cui gli artisti guardavano al passato per storie di perdita e trasformazione, e gli editori competevano per produrre libri belli quanto qualsiasi dipinto. L'immagine invita a soffermarsi, a seguire le linee del bordo e le pieghe del mantello, e a chiedersi quale silenzio, o quale confessione, si trovi appena oltre la pagina.

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