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Senso del gusto — Storia e analisi

Un'esplosione di risate sembra pronta a scoppiare in questa stanza angusta e fumosa, dove quattro figure si raggruppano attorno a un tavolo malandato, ognuna persa nei piaceri del cibo e della bevanda. Lo sguardo è attratto per primo dall'uomo in giacca rossa, con le gambe divaricate, che beve direttamente da una pesante brocca; la sua postura è trascurata, il suo appetito sfrenato. Accanto a lui, una donna si inclina, con il cucchiaio in mano, mentre un altro uomo, curvo e concentrato, scava in una pentola con rustica dedizione.

La quarta figura, in piedi, si copre la bocca come se volesse soffocare un sorriso o un rutto, i suoi occhi brillano di malizia. La calda luce dorata si accumula sui loro volti e sui loro abiti grezzi, evidenziando la lucentezza unta del cibo e della ceramica malandata, mentre le travi ombrose sopra di noi ci ricordano l'ambiente umile, persino chiassoso. Dipinta nel 1635, Senso del gusto di Adriaen van Ostade appartiene a un mondo in cui le scene della vita quotidiana—soprattutto quelle dei contadini nel tempo libero—diventavano un soggetto favorito per gli artisti olandesi. In un'epoca in cui la Repubblica Olandese prosperava, tali dipinti offrivano sia intrattenimento che uno sguardo sottile e moralizzante sull'eccesso e la follia.

Opere come questa venivano spesso acquistate da collezionisti urbani ansiosi di decorare le loro case con immagini che erano sia divertenti che, forse, leggermente ammonitrici. Oggi, questo dipinto è conservato nella collezione del Museo dell'Hermitage, la sua energia vivace e il suo umorismo terreno invitano ancora gli spettatori ad avvicinarsi e ascoltare le risate che riecheggiano su quelle vecchie travi.

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