La fanciulla e l'unicorno — Storia e analisi
Un silenzio si posa sulla scena, come se il mondo si fosse fermato per assistere a un legame segreto. La prima cosa che colpisce l'occhio è il modo in cui la mano gentile della fanciulla riposa sul collo dell'unicorno, mentre l'altro braccio forma un arco protettivo. I suoi occhi sono abbassati, persi in un momento di quieta comunione, mentre l'unicorno, incredibilmente delicato, piega le sue zampe sotto di lei in un atto di fiducia.
La foresta intorno a loro non è un bosco comune: gli alberi si torcono e brillano con foglie dalle punte blu, i loro tronchi pallidi si ergono come sentinelle, e il terreno è cosparso di fiori stilizzati, ognuno dipinto con la precisione di un gioielliere che incastona pietre. La palette è sia fredda che calda — blu e bianchi ghiacciati contro il morbido rosa del vestito della fanciulla — creando una sensazione di incanto che appare sia medievale che onirica. La luce sembra accumularsi attorno alle figure, attirando lo spettatore nel loro cerchio di calma. Dipinta nel 1938 da Edmund Dulac, quest'opera appartiene a un mondo che apprezzava la rinascita del romanzo medievale e della fantasia, specialmente nel campo dell'illustrazione di libri e delle arti decorative.
La fine degli anni '30 vide artisti e collezionisti rivolgersi al passato in cerca di conforto e ispirazione, intrecciando il linguaggio visivo dei manoscritti miniati e dei tappeti con la chiarezza e la stilizzazione dell'illustrazione moderna. Dulac, noto per i suoi contributi a fiabe e leggende illustrate, incanala lo spirito delle famose arazzi di unicorni mentre fa sua la storia — qui, l'unicorno non è cacciato, ma amato. La storia ha mantenuto poche tracce del viaggio di questo particolare dipinto, ma la sua presenza in una collezione moderna ci invita a soffermarci su ogni dettaglio, a immaginare il mondo delle storie che un tempo ispirarono tali scene.
















