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11 — Storia e analisi

Ciò che colpisce per primo in 11 di Arthur Devis è la straordinaria postura del giovane, impeccabilmente vestito di blu e oro, ambientato in un vasto paesaggio ondulato che sembra estendersi all'infinito. La sua posa rilassata, con un braccio appoggiato sullo schienale di una semplice sedia e l'altro che tiene un cappello tricorno, segnala sia possesso che facilità: si sente a casa qui, padrone di tutto ciò che osserva. Il fiume si curva dolcemente in basso, attirando lo sguardo dello spettatore verso la distanza, oltre le rive boschive e verso una villa situata su una collina lontana.

La palette è fresca e controllata, il cielo un tenue lavaggio che conferisce alla terra una dolce chiarezza, mentre la rappresentazione accurata degli alberi e dell'acqua suggerisce un mondo ordinato, coltivato e sereno. Questo dipinto appartiene al mondo dell'Inghilterra di metà Settecento, quando proprietari terrieri e aspiranti commissionavano ritratti che parlavano tanto del luogo quanto della persona. Nel 1759, anno in cui quest'opera è stata creata, la moda per le "pezzi di conversazione" e le ambientazioni paesaggistiche era al culmine: i ritratti venivano spesso mostrati all'aperto, con le loro proprietà come un silenzioso testimone del loro status e gusto. Arthur Devis era noto per tali scene, mescolando ritrattistica con il linguaggio del paesaggio per creare immagini che parlavano di lignaggio, proprietà e dei nuovi ideali della società educata.

Sebbene poco sia registrato sulla storia specifica di questo dipinto, la sua presenza in un'asta di Christie’s a Londra nel 2008 ci ricorda che queste immagini, un tempo dichiarazioni di orgoglio privato, ora invitano tutti noi a vagare per i loro terreni dipinti. Guarda di nuovo lo sguardo fermo del soggetto e considera cosa significasse essere sia soggetto che spettatore in un mondo sull'orlo della modernità.

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