Et in Arcadia Ego — Storia e analisi
Una sola frase scolpita nella pietra ferma l'elegante figura a metà passo: "ET IN ARCADIA EGO." L'uomo, elegante nel suo lungo cappotto e con un bastone in mano, sembra sia sorpreso che affascinato dall'iscrizione sulla monumentale urna. Il denso baldacchino nero sopra e i fiori selvatici sotto i piedi creano un palcoscenico per questo momento di tranquilla confrontazione, dove il vivente incontra l'ombra della mortalità. L'arguzia caratteristica di Beardsley è visibile nella postura esagerata e nel quasi teatrale contrasto tra il contorno nitido della figura e il lussureggiante fogliame punteggiato che la circonda. Creato nel 1896, questo disegno si trova all'incrocio tra la decadenza vittoriana tardiva e il movimento simbolista, entrambi deliziandosi nell'ironia e nel macabro.
La frase latina, a lungo associata all'idea che anche in paradiso la morte è presente, avrebbe risuonato tra i contemporanei di Beardsley: scrittori, artisti e collezionisti che cercavano opere che sfidassero le convenzioni educate. Poco si sa del viaggio specifico di questo pezzo, ma la sua palette in bianco e nero e il suo ingegno affilato sono inconfondibilmente di Beardsley. Guarda di nuovo la figura eretta: è un lutto, un intruso o semplicemente un uomo sorpreso dall'inevitabile?
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