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Florio e Cinzano — Storia e analisi

Ciò che colpisce subito l'occhio in Florio et Cinzano è l'esplosione di colore e movimento: due zebre, una striata di blu e bianco, l'altra di rosso e arancione, saltano attraverso un campo nero come la pece, i loro corpi incredibilmente vibranti e animati. La audace nuvola gialla dietro di loro attira lo sguardo verso il cuore della composizione, dove due bottiglie—una di Florio Marsala, l'altra di vermut Cinzano—si ergono come trofei. I colori selvaggi e improbabili delle zebre sono più di un semplice capriccio; sono una scorciatoia visiva per l'esuberanza e il fascino cosmopolita che hanno definito il mondo dell'arte dei manifesti francesi all'inizio del XX secolo.

Gli arti tesi degli animali e le loro teste inclinate suggeriscono una danza o una corsa, una celebrazione di energia e appetito, mentre il forte contrasto tra i loro colori e il fondo scuro conferisce all'intera scena una sensazione di riflettore teatrale. Creato nel 1930 da Leonetto Cappiello, questo manifesto appartiene a un'epoca d'oro in cui la pubblicità non era solo commercio, ma spettacolo. Cappiello, spesso definito il padre della pubblicità moderna, rivoluzionò il genere con il suo uso di immagini audaci e memorabili e colori piatti e saturi. Manifesti come questo erano progettati per abbagliare sui boulevard di Parigi, competendo per attenzione in un paesaggio affollato di rumore visivo.

Commissionati per promuovere aperitivi—bevande che segnalavano svago, sofisticazione e i piaceri della vita moderna—tali opere furono stampate da case come Devambez e distribuite ampiamente. Oggi, questa copia è conservata nella Bibliothèque nationale de France, un testimone di un momento in cui l'arte è saltata dalla parete della galleria al mondo quotidiano, invitandoci a soffermarci sulla sua esuberanza.

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