Ritratto della Contessa Livia da Porto Thiene e di sua figlia Deidamia — Storia e analisi
Quando il nobile veneziano Iseppo da Porto commissionò a Paolo Veronese nel 1552 di dipingere la sua famiglia, non si accontentò di un solo ritratto. Invece, ordinò un paio: uno di lui con suo figlio e un altro di sua moglie, la contessa Livia da Porto Thiene, con la loro figlia Deidamia. Questa doppia commissione era una dichiarazione audace di lignaggio e status, destinata a mostrare l'unità e il raffinatezza della famiglia Porto nel loro nuovo palazzo, progettato da Andrea Palladio.
I dipinti dovevano essere appesi uno di fronte all'altro, in modo che marito e moglie, genitori e figli, fossero eternamente uniti attraverso la stanza. Nel Ritratto della contessa Livia da Porto Thiene e di sua figlia Deidamia, Veronese cattura un momento di intimità composta. La contessa, vestita con sontuoso broccato e perle, poggia la mano protettiva sulla spalla di Deidamia, mentre la bambina guarda verso l'esterno, la sua piccola mano intrecciata con quella della madre. I ricchi tessuti, la balaustra in marmo e il giardino lontano intravisto attraverso un'apertura segnalano ricchezza e gusto coltivato.
Lo sguardo diretto della coppia e il sottile gioco delle mani parlano sia di affetto che di orgoglio dinastico. A differenza dei ritratti più introspettivi delle donne veneziane di Titian, le figure di Veronese irradiano verso l'esterno, coinvolgendo lo spettatore e la presenza immaginata delle loro controparti dall'altra parte del salone. Il viaggio del dipinto riflette le fortune dell'arte veneziana stessa. Dopo essere rimasto con la famiglia Porto per generazioni, il ritratto è infine entrato nella collezione reale spagnola e oggi è appeso al Museo del Prado, un testimone dell'estima internazionale per il lavoro di Veronese.
Il suo pendant, il ritratto di Iseppo e Adriano, si trova ora nel Museo Civico di Vicenza, separato dal suo compagno. Questo paio segna un primo punto culminante nella carriera di Veronese, mostrando l'eleganza teatrale e il colore luminoso che sarebbero diventati tratti distintivi del Rinascimento veneziano. Il dipinto si erge sia come un registro familiare che come una celebrazione della crescente reputazione del pittore tra l'élite italiana.
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