BASSIN AUX NYMPHÉAS (1918-1919) Claude Monet - Musée Marmottan Monet (W 1882) — Storia e analisi
Quando Claude Monet iniziò a dipingere la sua vasta serie di stagni di ninfee a Giverny, era già nella sua tarda settantina, quasi cieco e in lutto per le perdite della moglie e del figlio. Eppure, negli ultimi anni della Prima Guerra Mondiale, tornò ancora e ancora al suo giardino, producendo più di sessanta tele di ninfee, tra cui Bassin aux nymphéas (1918-1919). Monet stesso scrisse nel 1918: "Questi paesaggi d'acqua e riflessi sono diventati un'ossessione".
Il Musée Marmottan Monet ora ospita quest'opera, una delle più grandi e immersive della serie tardiva, che Monet intendeva come un dono di pace per la Francia. In Bassin aux nymphéas, lo spettatore si trova al bordo dello stagno di Monet, osservando una superficie dove cielo, alberi e fiori si dissolvono nel colore. Non c'è orizzonte; invece, lo specchio dell'acqua attira lo sguardo attraverso le foglie di ninfea fluttuanti, punteggiate di rosa e bianco, mentre i verdi e i blu circostanti si fondono l'uno nell'altro. La pennellata è sciolta, quasi febbrile, suggerendo movimento e il passare del tempo.
A differenza delle rappresentazioni più strutturate di giardini precedenti, come Il Giardino nella Rue Cortot di Pierre-Auguste Renoir, le ninfee tardive di Monet abbandonano i confini, immergendo lo spettatore in una pura sensazione. L'assenza di figure umane o punti di riferimento chiari trasforma lo stagno in un mondo a sé, una meditazione sulla visione e sulla memoria. Il mezzo esatto di Bassin aux nymphéas non è sempre specificato, ma è quasi certamente olio su tela, in linea con la pratica di Monet. Dopo la morte di Monet nel 1926, molti dei suoi dipinti di ninfee furono dispersi tra musei e collezioni private; il Musée Marmottan Monet a Parigi divenne un importante deposito delle sue opere tardive, grazie anche alle donazioni di suo figlio Michel.
Oggi, il dipinto pende come un testamento dell'ultimo slancio creativo di Monet e della sua fascinazione per la luce e l'acqua. Segna il culmine del suo viaggio impressionista, spingendo i confini della rappresentazione e aprendo la strada all'astrazione nel ventesimo secolo.
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