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Caffè Labrador — Storia e analisi

È impossibile distogliere lo sguardo dalla figura che domina Cafés Labrador: una scimmia, vestita con l'ostentazione dell'ancien régime, avanza attraverso un vuoto nero, con un bastone in una mano e una scatola di caffè nell'altra. L'eleganza esagerata dell'animale—parrucca impolverata, cappello piumato e polsini arricciati—trasforma l'atto di pubblicità in uno spettacolo, una performance che sia deride che celebra i rituali del gusto e della moda. Lo sguardo di sbieco della scimmia e il suo braccio teso attirano l'attenzione dello spettatore direttamente sul prodotto, come se ci invitassero a unirci allo scherzo, o forse a mettere in discussione chi sia realmente parodiato qui. Questo è il mondo del manifesto francese dei primi del Novecento, dove artisti come Leonetto Cappiello trasformarono le strade di Parigi in gallerie all'aperto.

Nel 1905, quando quest'opera fu stampata da Vercasson & cie, i manifesti erano il campo di battaglia per l'attenzione, e lo stile audace e teatrale di Cappiello lo distingueva. L'uso di un animale in costume—un motivo a cui Cappiello tornava spesso—segnala sia la sofisticatezza che il gioco che gli inserzionisti speravano di associare ai loro prodotti. Commissionate per vendere caffè, tali immagini erano progettate per essere immediatamente leggibili da lontano, con i loro colori saturi e contorni netti che tagliano attraverso il rumore visivo della città.

La storia ha lasciato poche tracce dei veri caffè o clienti dietro questi manifesti, ma l'atteggiamento della scimmia rimane, sfidando lo spettatore a guardare di nuovo.

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