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Compagnia Coloniale – Cioccolatini, Caffè, Tè — Storia e analisi

Un centauro in un'esplosione di rosso si erge da un cespuglio di verde mezzanotte, braccio teso, occhi fissi in un desiderio ansioso su un busto classico e pallido che fluttua sopra il fogliame. La mano del centauro, quasi tremante di attesa, non cerca un'arma o una lira, ma una delicata coppa—offerta dalla musa di marmo stessa. Il dramma del manifesto è tutto in questo momento: la bestia mitologica, selvaggia e indomita, attratta verso l'alto dalla promessa del gusto, i piaceri della civiltà distillati in un solo sorso.

La palette audace elettrizza la scena, il corpo infuocato del centauro che taglia attraverso le ombre fresche e vorticosi, mentre il sorriso sereno del busto accenna a segreti condivisi solo con coloro che osano allungarsi. Creata nel 1906 da Leonetto Cappiello, quest'opera appartiene all'età d'oro del manifesto pubblicitario, quando i boulevard parigini divennero gallerie all'aperto e gli artisti si contendevano l'attenzione dei passanti. Commissionati per tentare con le delizie dei cioccolatini, caffè e tè della Compañía Colonial, tali manifesti erano progettati per essere impossibili da ignorare—da qui il centauro, una creatura di appetito e leggenda, qui trasformato in un ambasciatore dell'indulgenza. Stampata da Vercasson & cie a Parigi, quest'opera risiede ora alla Bibliothèque nationale de France, un sopravvissuto di un'epoca in cui commercio e fantasia si incontravano su ogni muro della città.

Guarda di nuovo il volto del centauro: in quel lampo di desiderio, il mondo della mitologia e il mondo del gusto moderno si scontrano.

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