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Shōki rosso, il Domatore di demoni — Storia e analisi

Nell'ultimo anno della sua vita, Katsushika Hokusai, già celebrato per le sue Trentasei vedute del Monte Fuji, rivolse la sua attenzione a un protettore leggendario: Shōki, il Cacciatore di Demoni. Ciò che rende Shōki Rosso, il Cacciatore di Demoni particolarmente notevole è che fu dipinto nel 1847, quando Hokusai aveva quasi novant'anni, con la mano tremolante ma l'immaginazione intatta. Il soggetto, Shōki, era una figura talismanica nelle case giapponesi, ritenuta capace di allontanare gli spiriti maligni e le malattie, un ruolo che assunse particolare urgenza durante gli scoppi di malattie nel Giappone dell'epoca Edo.

La tardiva fascinazione di Hokusai per i guardiani soprannaturali coincideva con le sue stesse ansie riguardo alla mortalità e all'aldilà. Shōki si trova al centro, con la spada alzata, gli occhi fissi in una feroce concentrazione mentre affronta demoni invisibili. Il suo mantello, reso in un rosso sorprendente, segnala sia l'autorità imperiale che il potere di respingere il male, una deviazione dalle rappresentazioni precedenti, che spesso mostrano Shōki in toni di blu o nero cupi. La barba esagerata, i capelli selvaggi e il dinamico movimento del suo abbigliamento amplificano il suo vigore soprannaturale.

A differenza del Shōki più contenuto, quasi erudito, delle stampe di Utagawa Kuniyoshi, la versione di Hokusai pulsa di energia inquieta, con una pennellata sciolta ma intenzionale. Lo sfondo è lasciato deliberatamente vuoto, concentrando tutta l'attenzione sulla lotta solitaria dell'eroe. Il mezzo preciso di quest'opera non è fermamente stabilito, sebbene si pensi che sia inchiostro e colore su carta o seta, tipico delle ultime opere di Hokusai. Shōki Rosso, il Cacciatore di Demoni non ha viaggiato molto; rimane meno conosciuto rispetto alle sue stampe su legno, e la sua provenienza iniziale è incerta; come molte delle opere di Hokusai, potrebbe essere stata una commissione privata per un patrono benestante in cerca di protezione.

Oggi, si erge come un testimone dell'inventiva duratura di Hokusai nei suoi ultimi anni, quando dichiarò: “Dall'età di sei anni ho avuto una mania per disegnare le forme delle cose.” Quest'opera tarda rivela un artista che continua a lottare con demoni, sia letterali che personali, alla fine di una lunga e inquieta carriera.

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