La Costruzione dell' 'Argo' — Storia e analisi
Ciò che colpisce per primo in La Costruzione dell'Argo è il senso di attesa: un raduno di figure, alcune che puntano con urgenza verso il mare aperto, altre assorbite nel lavoro o perse nei pensieri, il tutto sotto un cielo in cui Apollo stesso guida il suo carro tra le nuvole. L'architettura del dipinto incornicia l'azione come un palcoscenico, archi che si aprono su un paesaggio mitico dove la nave Argo non è ancora salpata, ma il destino è già in movimento. Ogni gesto e sguardo è carico di aspettativa: le braccia tese degli argonauti, le mani concentrate del costruttore, i bagnanti in attesa della chiamata del viaggio.
La palette è morbida, quasi onirica, ma la composizione è tesa con uno scopo: questo è un momento di inizi, catturato tra il mondo degli uomini e il mondo degli dèi. Dipinta da Antoon Derkinderen tra il 1901 e il 1911, quest'opera si colloca all'incrocio tra Simbolismo e il revival della pittura murale nell'Europa dei primi del Novecento. Il mito di Giasone e degli Argonauti era un soggetto preferito per gli artisti che cercavano di collegare antichità e modernità, ma qui, il mito è filtrato attraverso un ordine contenuto, quasi architettonico: le colonne e le balaustre che echeggiano i pilastri in lontananza, che segnano la soglia dell'avventura. L'inclusione di Apollo nel suo carro solare sopra la scena segnala una sanzione divina, mentre le figure sottostanti rimangono legate alla terra, catturate nell'atto di preparazione.
La storia ha lasciato poche tracce della vita iniziale di questo dipinto, ma la sua attuale dimora nella collezione del Rijksmuseum ci invita a soffermarci sulla sua narrazione stratificata e a chiederci cosa significhi trovarsi al confine dell'ignoto.








