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Il senso della vista — Storia e analisi

La prima cosa che colpisce nell'Il Senso della Vista è il gioco degli sguardi: una donna riccamente vestita, il corpo torcendosi in un momento di attenta attesa, non guarda noi, ma il proprio riflesso tenuto in alto in un piccolo specchio. Il suo sguardo è acuto, quasi valutativo, e la superficie inclinata dello specchio restituisce il suo volto con giusta distorsione per ricordarci che la vista è sia un dono che un enigma. La luce si raccoglie sulla sua spalla nuda e sulle pieghe lucenti della sua gonna dorata, attirandoci nelle lussureggianti trame della scena e nel sottile dramma dell'auto-osservazione.

La piuma di pavone nei suoi capelli, i gioielli elaborati e il drappeggio cremisi dietro di lei parlano di un mondo di esposizione e percezione, dove vedere ed essere visti sono inseparabili. Opere come questa, dipinte negli anni '30 del Seicento e attribuite a Abraham Janssens, appartengono a una tradizione di pitture allegoriche che fiorì nell'era barocca, quando gli artisti si compiacevano di dare forma umana ai cinque sensi. Tali immagini erano spesso commissionate da collezionisti benestanti desiderosi di mostrare sia il loro gusto che la loro cultura, riempiendo le loro case di promemoria dei poteri — e dei limiti — dell'esperienza umana. In questo periodo, i pittori di Anversa come Janssens erano particolarmente abili nel combinare riferimenti classici con il seducente realismo della loro epoca; lo specchio qui non è solo un oggetto di scena, ma un simbolo di conoscenza, vanità e dell'atto sempre presente di guardare.

Sebbene la storia abbia lasciato poche tracce di questa particolare tela, la sua casa oggi nella collezione del Museo d'Arte di Indianapolis ci permette di vedere, secoli dopo, come la vista stessa sia diventata un soggetto degno di spettacolo.

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