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Ebisu e Daikoku che celebrano il festival del Capodanno — Storia e analisi

Quando Ebisu e Daikoku Celebrano il Festival di Capodanno apparve a Edo nel 1804, faceva parte di un notevole aumento delle stampe popolari che portarono gli stessi dei nelle case dei cittadini comuni. L'opera è una delle prime rappresentazioni conosciute di Katsushika Hokusai delle due divinità più gioiose e accessibili del pantheon giapponese, Ebisu e Daikoku, le cui immagini si credeva portassero prosperità e buona fortuna per l'anno a venire. In un momento in cui i rituali di Capodanno erano un mix di tradizioni shintoiste, buddiste e popolari, stampe come questa non erano solo arte, ma talismani, scambiati ed esposti per invitare la fortuna. Qui, Hokusai cattura Ebisu, il dio dei pescatori e della fortuna, e Daikoku, il dio della ricchezza e dell'agricoltura, in un momento di festosa gioia.

Ebisu, con la sua canna da pesca e un grosso pesce (simbolo di buona fortuna), è seduto accanto a Daikoku, che brandisce il suo martello dell'abbondanza e si erge su balle di riso. I due condividono sake, i loro ampi sorrisi e forme rotonde irradiano calore e abbondanza. La composizione è animata da contorni audaci e gesti giocosi, invitando lo spettatore a unirsi alla celebrazione.

A differenza delle rappresentazioni più formali e statiche di artisti ukiyo-e precedenti come Torii Kiyonaga, gli dei di Hokusai sono accessibili, quasi in procinto di uscire dal telaio con la loro energia. Il mezzo preciso di quest'opera è incerto, anche se probabilmente appartiene al genere delle stampe su legno che hanno reso Hokusai un nome noto. Sebbene il committente originale rimanga sconosciuto, tali stampe venivano tipicamente prodotte per la classe mercantile urbana, che le appendeva nelle proprie case e negozi. Nel corso degli anni, molte impressioni di questa composizione sono circolate, rendendo difficile tracciare il percorso di qualsiasi singolo foglio.

Oggi, esempi possono essere trovati in importanti collezioni in tutto il mondo, una testimonianza dell'appeal duraturo di Hokusai e della sua capacità di unire i mondi del sacro e del quotidiano. Questa rappresentazione precoce di Ebisu e Daikoku prefigura l'umorismo e l'inventiva che avrebbero definito il lavoro successivo di Hokusai, comprese le sue celebri Trentasei Viste del Monte Fuji.

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