Mahana Maà (II) — Storia e analisi
Quando Paul Gauguin dipinse Mahana Maà (II) nel 1892, era profondamente immerso nel suo primo periodo tahitiano, un'epoca segnata sia dalla fascinazione che dalla frustrazione per le realtà dell'isola. Ciò che rende quest'opera particolarmente notevole è che è una delle due versioni: la prima, ora all'Art Institute di Chicago, e questa seconda, che rielabora la composizione con differenze sottili ma significative. Lo stesso Gauguin scrisse al suo amico Daniel de Monfreid riguardo ai suoi dipinti tahitiani, descrivendoli come "un ritorno al primitivo", una frase che avrebbe definito e perseguitato il suo lascito.
L'esistenza di più versioni rivela come l'artista abbia lottato con la sua visione del paradiso, mai completamente soddisfatto di un'unica immagine. La scena si svolge alla fine della giornata, mentre un gruppo di donne tahitiane si riunisce sull'erba, i loro corpi disposti in una banda simile a un fregio attraverso la tela. Al centro, una donna è seduta dritta, con una postura formale, mentre intorno a lei altre si reclinano o si inginocchiano, perse in una rêverie privata. Il titolo, che significa "Giorno del Dio", suggerisce ritualità, ma l'atmosfera del dipinto è ambigua: stanno piangendo, celebrando o semplicemente riposando? I colori vivaci e le forme appiattite richiamano l'ammirazione di Gauguin per le stampe giapponesi, mentre la disposizione ritmica delle figure riecheggia i pannelli decorativi di Puvis de Chavannes.
A differenza delle rappresentazioni accademiche dell'esotico, la Tahiti di Gauguin è sia sogno che documento, piena di simbolismo inventato e osservazione reale. La storia precisa dei primi anni di Mahana Maà (II) è meno ben documentata rispetto ad alcune delle altre opere di Gauguin, ma si sa che molti dei suoi dipinti tahitiani hanno faticato a trovare acquirenti durante la sua vita. Mentre la prima versione entrò presto in una collezione pubblica, questa seconda rimase in mani private per decenni, passando attraverso diversi commercianti parigini prima di entrare in un museo europeo. Oggi, essa si erge come testimonianza della ricerca inquieta di Gauguin di significato nei Mari del Sud, dipinta durante un periodo in cui era sia isolato che creativamente liberato.
Il posto del dipinto nella sua carriera segna un punto di svolta, poiché abbandonò il naturalismo a favore di colori audaci e narrazioni mitiche, un percorso che avrebbe influenzato generazioni di artisti moderni.
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