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Scheletro che vende formaggio — Storia e analisi

Uno scheletro con un cappello a tesa larga si inclina in avanti, con mani ossute sospese sopra pile ordinate di formaggio, sorridendo con la gioia fissa che solo un teschio può esprimere. Le linee sono audaci, quasi giocose, e la scena è sia assurda che stranamente familiare: la morte, qui, non è uno spettro lontano, ma un venditore al mercato, che offre merci come qualsiasi altro. Il cappello e la gonna radicano la figura nella vita quotidiana, mentre il gesto esagerato delle braccia attira l'attenzione sul formaggio, un prodotto ordinario reso inquietante dal suo venditore.

Il netto bianco e nero della stampa appiattisce il mondo, conferendogli l'immediatezza di un manifesto da strada o di una vignetta di giornale, e il sorriso scheletrico sembra invitarci a partecipare allo scherzo. Questa stampa appartiene al mondo del Messico della fine del XIX e dell'inizio del XX secolo, quando gli scheletri satirici di José Guadalupe Posada —calaveras— divennero icone della cultura popolare. Immagini come queste, spesso prodotte come stampe economiche, deridevano le pretese della società e ricordavano agli spettatori la sottile linea tra vita e morte. L'intervallo di date fornito, circa 1880–1910, colloca quest'opera in un periodo di rapidi cambiamenti, quando i tipografi come Posada fornivano manifesti per festival, commenti politici e intrattenimento quotidiano.

La storia ha lasciato poche tracce del viaggio di una singola stampa, ma la sopravvivenza di questo foglio nella collezione del Metropolitan Museum ci consente di incontrare la morte non come una minaccia, ma come un vicino con senso dell'umorismo, qualcuno che potrebbe anche offrirti un assaggio di formaggio.

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