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La Sirenetta — Storia e analisi

Ciò che colpisce l'occhio per primo in La Sirenetta (Andersen) di Harry Clarke è l'ipnotica confrontazione al suo centro: una sirena spettrale, il cui corpo è un arazzo di conchiglie e flora marina che vortica, affronta la figura minacciosa, quasi mostruosa, della strega del mare. I capelli selvaggi della strega e il suo sguardo penetrante dominano la metà superiore, con le braccia tese verso il basso, come se stesse lanciando un incantesimo o sigillando un destino. Intorno a loro, un tumulto di creature marine fantastiche e motivi intricati vortica, le loro forme sia minacciose che ipnotizzanti, sfumando il confine tra bellezza e minaccia.

Il netto contrasto tra bianco e nero attira lo spettatore in un mondo in cui ogni linea vibra di tensione: l'innocenza della sirena contro il potere oscuro della strega, il delicato contro il grottesco. Creata nel 1916, questa incisione appartiene a un momento in cui l'illustrazione di libri era alla sua massima espressione immaginativa, specialmente nel regno delle fiabe. Harry Clarke era rinomato per infondere il suo lavoro con il dettaglio ornamentale e l'intensità psicologica del movimento Art Nouveau, e quest'opera, realizzata per Le Fiabe di Hans Christian Andersen, è una testimonianza della fascinazione di quell'epoca per il strano e il bello. Tali illustrazioni venivano spesso commissionate per edizioni di lusso di storie classiche, destinate a incantare sia i bambini che gli adulti in un'epoca in cui il libro stampato era un oggetto prezioso.

Oggi, poco è registrato sul percorso di quest'opera specifica, ma le sue forme vorticosi e i volti inquietanti ci invitano a soffermarci, tracciando ogni linea come se stessimo decifrando un incantesimo lanciato molto tempo fa.

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