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Bacco e i Bevitori — Storia e analisi

Un sole con linee radiali presiede la scena, ma il vero centro è la figura coronata che si trova sopra un barile, con una coppa sollevata in una mano e versando liquido con l'altra. I festaioli intorno a lui oscillano tra celebrazione e collasso: un uomo si accascia a terra, un altro barcolla con le braccia tese, e gli altri sembrano bloccati a metà tra un salto e una protesta. Le linee nere nette contro la carta arancione intensificano il senso di teatralità, mentre la pianta di agave sullo sfondo radica l'immagine inconfondibilmente nel mondo del pulque e del mezcal.

Ogni gesto è esagerato: il richiamo del dio con la bocca aperta a bere, l'inclinazione selvaggia dei cappelli, la resa flaccida del ubriaco sottostante. La scena è chiassosa ma segnata da un avvertimento, il piacere di Bacco oscurato dal caos che porta. Bacco e i Borraccioni appartiene al mondo della xilografia messicana della fine del XIX secolo, quando artisti come José Guadalupe Posada utilizzarono la stampa popolare come specchio e lampada per la società. Stampe come questa venivano vendute a basso prezzo, attaccate ai muri o vendute nei mercati, con le loro linee audaci e l'umorismo pungente progettati per catturare l'attenzione dei passanti.

Il periodo tra il 1890 e il 1910 fu un'epoca di tumulto e fermento in Messico, e le opere di Posada—spesso anonime nel loro percorso—diedero voce alle gioie e ai pericoli della vita di strada, all'attrazione della festività e allo spettro sempre presente dell'eccesso. Sebbene poco si registri sui viaggi di questa particolare stampa prima del suo arrivo al Metropolitan Museum of Art, il suo spirito è inconfondibile: un invito a ridere, riflettere e guardare di nuovo la sottile linea tra festa e rovina.

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