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Cadmo e Minerva (Ovidio, Metamorfosi, III, 95-114), 1636- — Storia e analisi

Quando Peter Paul Rubens dipinse Cadmo e Minerva (Ovidio, Metamorfosi, III, 95-114), 1636-, stava lavorando all'apice della sua fama, commissionato dal re Filippo IV di Spagna per decorare la Torre de la Parada, la residenza reale di caccia nei dintorni di Madrid. Questo ambizioso progetto richiedeva più di sessanta scene mitologiche, una testimonianza dell'appetito del re per la grandezza e dell'energia prodigiosa di Rubens. Il dipinto è uno dei vari che Rubens creò per dare vita alle Metamorfosi di Ovidio per la corte spagnola, mescolando sapere classico e spettacolo teatrale.

La commissione era così vasta che Rubens impiegò un laboratorio di assistenti, ma il design e la forza vitale di quest'opera sono indiscutibilmente suoi. Al centro della scena, Cadmo si inginocchia davanti a Minerva, la dea della saggezza, nel momento esatto in cui lei gli rivela la posizione del serpente sacro che deve sconfiggere. Il racconto di Ovidio è una storia di esilio e guida divina: Cadmo, in cerca della sorella perduta Europa, riceve da Apollo l'ordine di seguire una mucca e fondare una città dove essa si ferma; Minerva appare per armare e consigliare. Rubens cattura il dramma con drappeggi vorticosi e gesti urgenti: le braccia tese di Cadmo, lo sguardo autoritario di Minerva, l'armatura luminosa che la segna come una divinità.

Il paesaggio è vivo di tensione, in contrasto con il trattamento più contenuto dello stesso mito da parte di Nicolas Poussin, il cui Cadmo ai Denti del Drago preferisce la chiarezza ordinata all'energia tumultuosa di Rubens. Dopo la sua creazione nel 1637, Cadmo e Minerva divenne parte delle collezioni reali spagnole, sopravvivendo ai tumultuosi eventi di guerra e cambiamento di regime che dispersero molti di questi tesori. Sebbene il medium non sia registrato in modo definitivo, Rubens lavorava spesso a olio su tela per questa serie. Il viaggio del dipinto è stato meno tumultuoso di quello di alcuni dei suoi compagni, rimanendo in Spagna e entrando infine nelle collezioni del Museo del Prado, dove è appeso oggi.

Si erge come un esempio vivido del lavoro mitologico tardivo di Rubens, un ponte tra il dinamismo del Nord e la grandezza cercata dagli Asburgo spagnoli.

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