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Come stiamo bene insieme — Storia e analisi

Due gufi, che si pavoneggiano su uno stagno ghiacciato in abiti umani, fissano lo spettatore con uno sguardo al contempo comico e leggermente cospiratorio. Il banner sopra di loro, inscritto in olandese, stabilisce il tono: “Come stiamo bene insieme!” I loro costumi disuguali —uno con un colletto di pizzo e un mantello nero, l'altro con un cappello da contadino e una giacca rattoppata— non sono solo abiti fantasiosi, ma un commento astuto. Le scarpe esagerate, che si curvano sulle punte, e la determinazione dei loro becchi suggeriscono una parodia della vanità umana e dell'ambizione sociale.

Il paesaggio invernale, reso in toni smorzati di marrone e blu, affina il senso di assurdità: queste sono creature fuori posto, ma completamente sicure di sé. Come stiamo bene insieme! appartiene a quella corrente birichina dell'arte olandese del XVII secolo in cui gli animali si comportano da umani, deridendo le debolezze umane attraverso la sicura distanza di piume e pellicce. Pittori come Adriaen Pietersz van de Venne si deliziavano in tali proverbi visivi, spesso per un pubblico che apprezzava l'arguzia e la riflessione morale in egual misura. Quest'opera, ora al Statens Museum for Kunst di Copenaghen e datata tra il 1604 e il 1662, è un raro sopravvissuto di un genere che fiorì in un'epoca di mobilità sociale e satira tagliente.

La storia ha mantenuto poche tracce della sua vita più antica, ma l'umorismo astuto del dipinto e la sua acuta osservazione ci invitano a soffermarci, cercando noi stessi nei volti di questi improbabili partner di pattinaggio.

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