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Giove e Io — Storia e analisi

Una giovane donna nuda vista di spalle è seduta contorcendosi su una riva rocciosa, un panno bianco che scivola sui fianchi, la testa reclinata all'indietro e una mano alzata. Una nebbia grigia scura riempie la metà superiore della tela, e il debole contorno di un volto sembra emergere da essa verso il suo. In basso a destra, un grande vaso si trova accanto alle corna di un cervo. Il Kunsthistorisches Museum racconta la storia in questo modo: Giove amava Io, la bella figlia di un dio fiume, e quando la timida ninfa cercò di fuggire, il dio diffuse nebbie scure sulla terra e bloccò la sua fuga.

Correggio dipinse l'opera intorno al 1530 su commissione di Federico Gonzaga, Duca di Mantova, insieme a Il Ratto di Ganimede, Leda e il Cigno, e Danaë; il duca probabilmente donò le due ora a Vienna all'imperatore Carlo V. Il museo osserva che il cervo che beve in basso a destra conferisce alla scena erotica un tocco di decoro cristiano, richiamando il Salmo 42. La sua provenienza registra un possibile regalo a Carlo V nel 1532, la proprietà dello scultore Leone Leoni nel 1584, e l'acquisto dell'opera da suo figlio Pompeo prima del 1603 da parte dell'imperatore Rodolfo II. Si trova al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

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