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Ornamento dei Popoli Indigeni No. 1 — Storia e analisi

Ciò che colpisce immediatamente in Ornament of Indigenous Peoples No. 1 di Owen Jones è l'energia pura della ripetizione e della variazione: dodici pannelli, ognuno un mondo di motivi, impilati e allineati con la precisione di un telaio tessile. La cromolitografia ti attira con la sua audace palette di ocra, rosso e nero, ogni blocco pulsa con ritmo e contrasto.

Alcuni motivi sono griglie fitte, altri esplodono in zigzag o irradiano da un punto centrale simile a un sole. La disposizione invita lo spettatore a passare da un motivo all'altro, tracciando la logica della simmetria e le sorprese dell'asimmetria, come se stesse decifrando un linguaggio visivo la cui grammatica è radicata sia nell'ordine che nel gioco. Creata a metà del XIX secolo, quest'opera appartiene a un periodo in cui designer europei come Owen Jones si sono rivolti alle arti di culture allora etichettate come "selvagge" o "primitive" per trovare ispirazione e insegnamenti. Pubblicata a Londra e ora conservata nella Biblioteca Digitale Polona, questa lastra è una delle molte provenienti dagli studi influenti di Jones sull'ornamento, che cercavano di catalogare e celebrare le arti decorative del mondo.

Tali opere non erano solo strumenti di riferimento per architetti e designer, ma anche dichiarazioni sulla universalità e diversità della creatività umana. Sebbene la terminologia e l'approccio riflettano le attitudini coloniali del loro tempo, i motivi stessi rimangono affascinanti: ognuno è una testimonianza dell'ingegnosità di creatori i cui nomi, a differenza di quello di Jones, la storia non ha registrato. Lascia che il tuo sguardo vaghi di nuovo attraverso questi pannelli e considera come astrazione e ripetizione possano parlare attraverso secoli e continenti.

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