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Pellegrinaggio alla fonte di San Isidro — Storia e analisi

Poche pitture sono avvolte in così tanto mistero quanto Pellegrinaggio alla Fonte di San Isidro di Francisco de Goya, uno dei cosiddetti Dipinti Neri che un tempo coprivano le pareti della sua casa, la Quinta del Sordo, intorno al 1820. A differenza delle commissioni tradizionali, queste opere furono dipinte in privato, mai destinate agli occhi del pubblico, e i loro temi oscuri e le immagini inquietanti hanno suscitato dibattiti per generazioni. L'atto stesso di dipingerle direttamente sulle pareti intonacate, piuttosto che su tela, era insolito e personale.

Quando questi murales furono successivamente trasferiti su tela negli anni '70, il processo stesso divenne oggetto di controversia, con alcuni che sostenevano che alterasse l'intento e l'aspetto originali. Qui, Goya cattura una processione di pellegrini che si dirigono verso la leggendaria fonte di San Isidro, i loro volti contorti dalla stanchezza, dalla follia o forse dal fervore religioso. Le figure, rese in marroni e ocra torbidi, sembrano emergere da un crepuscolo che è sia letterale che psicologico. Il gruppo centrale si raggruppa, alcuni stringono rosari, altri fissano il vuoto, mentre lo sfondo svanisce nell'ombra.

A differenza delle rappresentazioni precedenti di pellegrinaggi, come quelle di Murillo o Zurbarán, la visione di Goya è priva di pietà e celebrazione; al contrario, accenna a un'ansia collettiva, superstizione e persino disperazione. La luce, se così si può chiamare, cade in modo irregolare, illuminando volti con una pallida luminosità spettrale e lasciando il resto all'immaginazione. Dopo la morte di Goya, i Dipinti Neri rimasero per lo più sconosciuti fino a quando la casa fu acquistata dal barone Émile d’Erlanger, che organizzò il trasferimento meticoloso dei murales su tela e li donò allo stato spagnolo. Oggi, Pellegrinaggio alla Fonte di San Isidro è appesa al Museo del Prado, dove si erge come un testimone dello stile tardivo di Goya—grezzo, sperimentale e profondamente personale.

Il medium del dipinto, originariamente olio su intonaco e ora olio su tela, è un promemoria del suo tumultuoso viaggio. Come per gli altri Dipinti Neri, gli studiosi continuano a dibattere sul suo significato: è una critica al fanatismo religioso, una riflessione sulla sofferenza umana o uno sguardo nella mente tormentata dell'artista? Ciò che rimane certo è il suo potere di inquietare e provocare, secoli dopo la sua creazione.

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