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Pirammo e Tisbe — Storia e analisi

La luce della luna brilla sulla tragedia: la prima cosa che cattura l'occhio in Pyrame et Thisbé è il netto contrasto tra il cielo fresco e argentato e il caldo dramma mortale ai piedi del dipinto. Due giovani amanti giacciono intrecciati al bordo di una fontana, i loro corpi illuminati da un raggio di luce teatrale che taglia l'oscurità. La spada che trafigge entrambe le figure non è un semplice dettaglio: è la cerniera della storia, il fatale malinteso che li ha portati a questa fine.

Il lussureggiante giardino incolto e il muro classico dietro di loro fungono da testimoni silenziosi, la loro grandezza e trascuratezza risuonano con i temi dell'amore proibito e del destino dell'antica storia. Ogni pennellata porta lo spettatore più a fondo nella quiete della scena, il riflesso della luna nell'acqua una punteggiatura finale e fredda. Dipinta nel 1709, quest'opera di Jean-François de Troy appartiene a un mondo in cui i soggetti mitologici e letterari erano favoriti sia dalle accademie che dai mecenati privati, desiderosi di mostrare cultura e gusto. Nella Francia del primo Settecento, tali scene venivano spesso commissionate per interni intimi, le loro storie scelte sia per l'istruzione morale che per l'impatto emotivo.

L'illuminazione drammatica del dipinto e la composizione accuratamente messa in scena riflettono l'influenza del Barocco francese, ma accennano anche al gusto per le superfici sensuali e il sentimento accentuato che sarebbe venuto con il Rococò. Poco si sa della vita iniziale di questa tela in particolare, ma la sua presenza oggi nella collezione di Tribune de l’Art le consente di parlare di nuovo. La storia di Piramo e Tisbe, un tempo raccontata nei versi di Ovidio, si dispiega ora in olio e ombra, invitando lo spettatore a sostare e a guardare di nuovo.

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