L'Angelo in Piedi al Sole — Storia e analisi
Quando L'Angelo in Piedi al Sole fu fu esposto per la prima volta alla Royal Academy nel 1846, i critici rimasero sconcertati dalla sua energia selvaggia e dal suo quasi astratto vortice di colori. Alcuni si chiesero persino se J.M.W. Turner avesse perso il suo tocco negli ultimi anni, poiché il dipinto sembrava esplodere le convenzioni sia del paesaggio che della narrazione biblica.
John Ruskin, grande difensore di Turner, faticò a dargli un senso, definendolo "l'opera più spaventosa e, sotto molti aspetti, la più grandiosa che abbia mai prodotto". Il dipinto si erge come una delle ultime e più radicali dichiarazioni della carriera di Turner, una visione che sembrava anticipare gli impressionisti decenni prima del loro tempo. La scena è tratta dal Libro dell'Apocalisse: l'angelo vendicatore, con la spada alzata, ordina la distruzione dei malvagi alla fine dei giorni. Turner sceglie l'istante in cui l'angelo, avvolto in una luce solare accecante, domina il centro della tela, disperdendo le figure di Adamo ed Eva, Caino e Abele e gli idolatri sottostanti.
Le ali infuocate dell'angelo e il cielo fuso dissolvono i confini tra figura e paesaggio, come se il giudizio divino avesse incendiato gli stessi elementi. A differenza delle composizioni chiare e ordinate dei dipinti apocalittici di John Martin, la visione di Turner è caos e luce, con la spada e il sole che si fondono in una forza unica e travolgente. Non si conosce alcun incarico formale per quest'opera; piuttosto, è stata dipinta per l'esposizione e come sintesi personale della fascinazione di Turner per la luce, la natura e il dramma biblico per tutta la vita. Il dipinto rimase nello studio di Turner fino alla sua morte nel 1851, dopo di che entrò nel lascito di Turner ed è diventato parte della collezione nazionale alla Tate Britain, dove è appeso oggi.
Gli studiosi hanno a lungo dibattuto sul suo significato e sul suo posto nello stile tardivo dell'artista, vedendola sia come una culminazione che come un punto di rottura. La sua audace tecnica e le forme ambigue continuano a suscitare discussioni, segnandola come un punto di riferimento per l'evoluzione dell'arte moderna.
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