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La Junta delle Filippine — Storia e analisi

Nel 1815, mentre la Spagna si riprendeva dalle conseguenze delle guerre napoleoniche e si avvicinava la perdita delle sue colonie americane, il re Ferdinando VII convocò una solenne riunione della Compagnia Reale delle Filippine. Fu questa assemblea tesa che Francisco de Goya catturò in La Giunta delle Filippine, un dipinto che si erge come una delle sue ultime grandi commissioni reali. L'opera è notevole non solo per la sua scala, ma anche per l'atmosfera di inquietudine che proietta sulla corte spagnola, un'ombra crescente che molti hanno interpretato come la silenziosa accusa di Goya all'impotenza della monarchia.

L'artista, che aveva assistito alla devastazione della guerra e al capriccioso ritorno dell'assolutismo, dipinse questa scena in un momento in cui il futuro dell'impero spagnolo pendeva da un filo. Nel cuore della composizione, il re Ferdinando VII presiede un lungo tavolo, la sua figura illuminata ma isolata, circondata da ministri e amministratori coloniali i cui volti variano dall'attenzione all'ansia. Il pennello di Goya si sofferma sui dettagli: le uniformi rigide, le pesanti drappeggiature, gli sguardi inquieti scambiati tra gli uomini riuniti. La postura eretta del re e il raggio di luce centrale sembrano affermare l'autorità, ma l'oscurità circostante e la disposizione rigida, quasi funebre, delle figure suggeriscono un incontro appesantito dall'incertezza e dalla paura.

A differenza della pompa trionfante delle scene di corte di Velázquez, come Las Meninas, la visione di Goya è cupa, la sua tavolozza è attenuata e il suo focus è sulla distanza psicologica tra governante e governati. Commissionata dalla stessa Compagnia Reale, La Giunta delle Filippine intendeva commemorare l'incontro e riaffermare l'impegno della corona verso la sua colonia asiatica. Tuttavia, l'umore del dipinto e la reputazione di Goya per il suo commento sociale pungente significarono che non fu mai esposto con orgoglio e per anni languì in relativa oscurità. Oggi, l'opera è ospitata nel Museo del Prado, dove si erge come un testimone dello stile tardivo di Goya: spietato, diretto e profondamente coinvolto nella problematica politica del suo tempo.

Segna un punto di svolta nella sua carriera, dipinta poco prima del suo esilio autoimposto a Bordeaux, ed è spesso vista come un ponte tra le sue commissioni ufficiali e l'introspezione inquietante delle sue successive Pitture Nere.

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