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Il mulino della regina, Østervold — Storia e analisi

Quando Paul Gauguin dipinse Il Mulino della Regina, Østervold nel 1885, era ancora a anni dalle visioni tahitiane che avrebbero reso famoso il suo nome. Ciò che rende quest'opera particolarmente intrigante è il suo posto a un crocevia: dipinta durante il breve ma formativo soggiorno di Gauguin a Copenaghen, cattura un raro paesaggio settentrionale di un artista che presto sarebbe stato definito dai tropici. In quel momento, Gauguin stava lottando con pressioni familiari e problemi finanziari, dopo essersi trasferito in Danimarca con la speranza di sostenere la famiglia danese di sua moglie e le proprie ambizioni artistiche.

Il periodo a Copenaghen fu breve e travagliato, rendendo ogni opera sopravvissuta di quel tempo sia rara che rivelatrice. In Il Mulino della Regina, Østervold, Gauguin rivolge il suo sguardo a un angolo tranquillo di Copenaghen, raffigurando il storico mulino a vento che un tempo si trovava vicino alle mura della città. La pittura cattura un momento di calma: il mulino si erge sopra i bassi muri della città, le sue vele ferme, mentre alcune figure si muovono attraverso la luce tenue di un cielo settentrionale. La palette di Gauguin è sobria, con toni terrosi di marrone e grigio a dominare, un netto contrasto con i colori vivaci dei suoi anni successivi.

La solidità della composizione e la cura nella rappresentazione dell'architettura richiamano l'influenza di Camille Pissarro, sotto la cui guida Gauguin aveva studiato, ma l'isolamento della scena suggerisce il senso di dislocazione dell'artista. A differenza delle scene urbane affollate dell'Impressionismo, qui la città sembra lontana, il paesaggio è intriso di introspezione. Il mezzo di Il Mulino della Regina, Østervold non è documentato con certezza, ma è probabile che si tratti di olio su tela, in linea con la pratica di Gauguin all'epoca. La provenienza del dipinto non è completamente tracciata; è emersa solo occasionalmente in mostre e cataloghi, una testimonianza dell'oscurità del periodo danese di Gauguin.

Oggi, si erge come un raro testimone di un capitolo che l'artista stesso descriverebbe in seguito come "un tempo di giorni grigi". Per studiosi e spettatori, l'opera offre uno sguardo su Gauguin prima dei Mari del Sud, sospeso tra mondi e alla ricerca della propria direzione.

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