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Visione dopo il Sermone — Storia e analisi

Quando Paul Gauguin dipinse Visione dopo il sermone nel 1888, rompette con la tradizione e le aspettative, scioccando i suoi contemporanei a Pont-Aven con un approccio radicalmente nuovo al colore e al soggetto. Invece di dipingere ciò che vedeva, Gauguin dipinse ciò che sentiva, trasformando un raduno religioso bretone in una visione vivida, quasi onirica. Quest'opera divenne un punto di riferimento per il movimento Sintetista, che cercava di esprimere idee ed emozioni piuttosto che semplici apparenze. Nella scena, donne bretone con cuffie bianche e abiti neri si inginocchiano in preghiera dopo un sermone, gli occhi chiusi o abbassati mentre evocano una visione della lotta biblica tra Giacobbe e l'Angelo.

Gauguin divide la tela con un tronco d'albero diagonale, separando la congregazione terrena dall'incontro soprannaturale che si svolge in un campo rosso sangue. Le ali dell'angelo e il corpo contorto di Giacobbe sono dipinti con gli stessi colori piatti e vividi degli abiti delle donne, sfumando la linea tra visione e realtà. A differenza di trattamenti precedenti della storia, come Giacobbe che lotta con l'Angelo di Eugène Delacroix, la versione di Gauguin colloca il miracolo nelle menti dei fedeli, suggerendo che l'esperienza spirituale è reale quanto il mondo stesso. Visione dopo il sermone non è mai stata un'opera commissionata; piuttosto, Gauguin la dipinse in Bretagna durante un periodo di esilio autoimposto da Parigi.

Il critico Albert Aurier la utilizzò in seguito per definire il Simbolismo nella pittura. Ora è esposta nella National Gallery of Scotland a Edimburgo. Questa tela segna un punto di svolta nella carriera di Gauguin, poiché lasciò l'Impressionismo per essere pioniere di un nuovo stile che avrebbe influenzato generazioni di artisti, dai Nabis ai primi modernisti.

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