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Calaveras di coyote e cameriere — Storia e analisi

Una miriade di figure scheletriche si dispiega sulla polpa di legno viola di Calaveras of Coyotes e Waitresses, dove il macabro diventa un carnevale e il mondo dei vivi è gioiosamente capovolto. La figura centrale—un coyote in abiti umani, che sorride con il sorriso fisso di un teschio—solleva un altro teschio in alto, guidando una sfilata selvaggia di ossa con cappelli e sottogonne. Intorno a lui, camerieri e coyotes si avvolgono insieme, le loro identità sfocate dal tocco livellatore della morte, mentre la foresta dietro sembra pulsare con la stessa energia inquieta.

La tecnica di rilievo in mezzitoni affila ogni linea, facendo sì che i teschi quasi chiacchierino di movimento, e il testo tipografico sottostante promette un racconto satirico che corrisponda al caos sopra. Lo sfondo viola conferisce un'aria teatrale, come se l'intera scena fosse messa in scena per un pubblico deliziato e consapevole. Questa stampa appartiene al mondo del Messico all'inizio del ventesimo secolo, un'epoca in cui manifesti come questo—economici, sensazionali e spesso mordacemente satirici—venivano acquistati da un pubblico affamato di notizie e intrattenimento. José Guadalupe Posada è celebrato per aver trasformato la calavera, o scheletro, in un simbolo nazionale di umorismo, protesta e memoria, specialmente intorno al Giorno dei Morti.

Queste stampe, spesso vendute per strada per pochi centavos, deridevano i politici, prendevano in giro i potenti e ricordavano a tutti che la morte arriva per tutti, coyote o cameriera, ricco o povero. Datata 1919 e ora conservata nella Biblioteca del Congresso, questa foglio è una delle innumerevoli immagini che sopravvivono come finestre sulle ansie e le gioie di una società in tumulto. Guarda di nuovo il passo allegro del coyote e il vortice delle gonne—qui, risate e mortalità danzano mano nella mano.

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