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Scena pastorale con due pastorelle — Storia e analisi

Quando Scena Pastorale con Due Pescivendole fu esposta per la prima volta, fu immediatamente riconosciuta come un esempio quintessential del talento di François Boucher nell'afferrare lo spirito del Rococò francese. Le fantasie pastorali di Boucher erano così ricercate dall'élite parigina che Madame de Pompadour, l'influente amante di Luigi XV, commissionò personalmente diverse scene simili per i suoi appartamenti privati a Versailles. Quest'opera, dipinta nel 1760, appartiene all'ultima decade della carriera di Boucher, quando le sue visioni idilliache della vita rurale divennero sinonimo di gusto aristocratico e dei piaceri dell'Ancien Régime. Nel cuore della pittura, due pastorelle fanno una pausa in un boschetto punteggiato di sole, con l'attenzione fissa su un agnello accoccolato tra di loro.

Il momento è di dolce intimità: una donna si piega protettivamente sull'animale, mentre l'altra gli offre un pugno di fiori, un gesto di tenera cura. I loro costumi—corsi di seta e gonne pastello—parlano meno della vita contadina reale e più di una mascherata di corte, un divertente sfocamento tra realtà e fantasia. Il tocco di Boucher è leggero e fluido, il fogliame reso in colpi leggeri che richiamano lo stile decorativo dei suoi disegni di arazzi.

A differenza del realismo terragno delle scene rustiche di Jean-Baptiste Greuze, le pastorelle di Boucher abitano un mondo di ozio perpetuo, dove la natura è composta con la stessa cura di un set teatrale. Il mecenate esatto di questa pittura non è registrato, ma il suo stile e soggetto la collocano saldamente all'interno del ciclo decorativo delle opere pastorali che adornavano i saloni e boudoir della Francia di metà Settecento. Nel corso dei secoli, molte delle pastorali di Boucher sono passate tra le mani di collezionisti privati e musei pubblici, a volte mal attribuite o confuse con le numerose copie e versioni prodotte dal suo laboratorio. Oggi, Scena Pastorale con Due Pescivendole è riconosciuta come un esempio tardivo del fascino duraturo di Boucher e della sua influenza sulle arti decorative, incarnando sia la fantasia che la fragilità dell'era Rococò.

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