La morte di Leonardo da Vinci — Storia e analisi
Quando Jean Auguste Dominique Ingres dipinse La Morte di Leonardo da Vinci nel 1818, lo fece su richiesta del re francese, Luigi XVIII, che desiderava celebrare i legami tra la Francia e il Rinascimento italiano. Il dipinto cattura un momento descritto da Giorgio Vasari: Leonardo, morente tra le braccia del re Francesco I di Francia il 2 maggio 1519, al Château du Clos Lucé. Questa immagine di mecenatismo reale e genio artistico era così potente da diventare un simbolo della rivendicazione della monarchia francese sull'eredità del Rinascimento.
Ingres, allora una stella nascente a Parigi, fu scelto per la sua reputazione di custode della forma classica e della precisione storica. La scena si svolge in una camera tranquilla e ombrosa. Leonardo, fragile e pallido, si appoggia a cuscini morbidi mentre Francesco I lo sostiene con un gesto di genuina affetto e dolore. I servitori del re, incluso un vescovo, osservano come testimoni solenni.
Ingres evidenzia l'intimità tra artista e monarca: la mano di Francesco sostiene la testa di Leonardo, mentre lo sguardo dell'uomo morente incontra quello del suo mecenate con gratitudine e rassegnazione. La catena dorata attorno al collo di Leonardo allude agli onori conferiti dai re, mentre il taccuino aperto al suo fianco suggerisce un genio incompiuto. A differenza del racconto scritto di Giorgio Vasari, o del dipinto precedente di François-Guillaume Ménageot sullo stesso soggetto, Ingres sceglie un momento di connessione personale piuttosto che una cerimonia pubblica, usando la luce per concentrare l'attenzione sulle mani e sui volti intrecciati. Dopo il suo completamento, La Morte di Leonardo da Vinci fu esposta al Salone del 1819, dove fu lodata per la sua contenuta emotività e il dettaglio storico.
Il dipinto rimase nelle collezioni reali francesi, entrando successivamente al Louvre, dove è ancora appeso oggi. Il suo incarico segnò un punto di svolta per Ingres, che sarebbe diventato una figura di spicco del movimento Neoclassico. La composizione attenta dell'opera e la reverenza per il passato riflettono la fascinazione di Ingres per il Rinascimento italiano e la sua convinzione nel potere morale della pittura storica.
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