Il Prato di San Isidro — Storia e analisi
Nel 1788, mentre Madrid si preparava per la festa annuale del suo santo patrono, Francisco de Goya catturò la celebrazione più amata della città in Il Prato di San Isidro. Questo dipinto è il più antico di diverse versioni che Goya avrebbe dipinto di questa scena e segna un punto di svolta: l'artista era stato appena nominato pittore di corte di Carlo III, e il pellegrinaggio primaverile della città divenne sia il suo soggetto che il suo palcoscenico. Il festival, che si tiene ogni 15 maggio, attirava migliaia di persone nei campi a ovest di Madrid per musica, picnic e preghiere al santuario di San Isidro Labrador, il santo contadino miracoloso della città. Goya sceglie una panoramica, collocando lo spettatore in alto sopra la folla brulicante che ricopre il verde prato.
Piccole figure in abiti e cappelli colorati si disperdono per il campo, mentre la città di Madrid brilla all'orizzonte, coronata dalla inconfondibile cupola di San Francisco el Grande. Il fiume Manzanares si snoda nella distanza media, separando i festaioli dalla silhouette della città. A differenza delle scene più intime e ravvicinate della vita popolare dipinte da Luis Paret y Alcázar, la versione di Goya è uno spettacolo democratico: l'attenzione non è su un singolo gruppo, ma sulla gioia collettiva e sul caos del festival.
La luce, chiara e uniforme, avvolge la scena con un senso di attesa, come se i piaceri della giornata fossero appena iniziati. Commissionato come cartone per arazzo per la Reale Fabbrica di Arazzi, Il Prato di San Isidro era destinato a decorare le sale da pranzo del palazzo reale di El Escorial, portando scene di festività popolare nel cuore della vita reale. Col passare del tempo, il cartone originale è passato nella collezione del Prado, dove rimane oggi. Il dipinto segna l'ultimo grande design di arazzo di Goya prima che il suo stile diventasse più scuro e personale, preannunciando la profondità psicologica delle sue opere successive.
Sebbene il mezzo esatto non sia specificato, i cartoni per arazzi erano tipicamente eseguiti in olio su tela, e quest'opera si erge come un vivace documento sia di un Madrid scomparso che di un momento cruciale nella carriera di Goya.
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