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Venere di Urbino — Storia e analisi

Una giovane donna giace nuda su un letto coperto di lenzuola bianche, un mazzo di rose in una mano, il suo sguardo incontra il nostro. Un piccolo cane dorme rannicchiato ai suoi piedi. Dietro di lei, in una stanza con una tenda verde e una finestra aperta, due servitrici sono in ginocchio davanti a un baule, estraendo vestiti. Titian lo dipinse nel 1538, e il duca Guidobaldo II della Rovere di Urbino lo acquistò direttamente da lui; nelle sue lettere, il duca lo chiamava semplicemente una donna nuda, e il nome Venere proviene da Giorgio Vasari.

Gli Uffizi la leggono come una giovane sposa pronta a vestirsi, il cane come segno di fedeltà coniugale, e il mirto sul davanzale della finestra, una pianta legata a Venere, come emblema dell'amore. Il dipinto arrivò a Firenze nella dote di Vittoria della Rovere, che sposò il Granduca Ferdinando II de' Medici. Dopo essere stato collocato nella Tribuna degli Uffizi nel 1736, fu nascosto ai visitatori da una copertura dipinta con Amore Sacro. L'Olympia di Édouard Manet, ora al Museo d'Orsay, si ispirò a Titian, tra gli altri pittori.

Si trova negli Uffizi a Firenze.

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