Amarilis e Mirtillo (studio) — Storia e analisi
Quando Anthony van Dyck dipinse Amarillis e Mirtillo (studio) nel 1631, si trovava a un punto di svolta, appena tornato ad Anversa dopo anni in Italia e in Inghilterra. Quest'opera è notevole come una rara studio sopravvissuto per un soggetto pastorale, un genere allora di moda tra l'élite europea. A differenza dei suoi grandiosi ritratti, questa scena intima suggerisce l'impegno di van Dyck con il dramma poetico e il mondo teatrale, forse ispirato dalle rappresentazioni contemporanee di Il Pastor Fido, la popolare opera di Giovanni Battista Guarini.
L'esistenza di questo studio suggerisce che van Dyck stesse sperimentando, forse preparandosi per un incarico più grande che non si è mai concretizzato o che da allora è andato perso. La storia si svolge in un momento tranquillo tra Amarillis e Mirtillo, amanti del dramma pastorale di Guarini, la cui storia d'amore è segnata dal desiderio e dal travestimento. Van Dyck sceglie l'istante di uno scambio tenero: Amarillis, forse vestita da pastorella, si inclina verso Mirtillo, la sua mano che riposa delicatamente sul suo braccio, mentre il suo sguardo è fisso su di lei, incerto ma pieno di speranza. Il delicato gioco delle loro mani e il morbido modellato dei loro volti creano una sensazione di emozione sospesa.
L'assenza di uno sfondo elaborato concentra l'attenzione sulle figure, i cui costumi suggeriscono un ambiente arcadico. Rispetto ai trattamenti più teatrali dei temi pastorali di Peter Paul Rubens, lo studio di van Dyck è contenuto, enfatizzando la sfumatura psicologica piuttosto che lo spettacolo. Il mezzo di Amarillis e Mirtillo (studio) rimane incerto, forse olio su carta o un disegno a gessetto colorato, aggiungendo al suo senso di sperimentazione. Non ci sono registrazioni di un mecenate o di un incarico, e la storia precoce dell'opera è oscura, come spesso accade con gli studi preparatori.
Probabilmente è rimasta nello studio di van Dyck o tra il suo circolo fino a quando non è riemersa in collezioni successive. Oggi, si erge come un testimone della versatilità di van Dyck, collegando il mondo del ritratto e l'immaginazione poetica del Barocco. La sua sopravvivenza offre uno sguardo raro nel processo di lavoro dell'artista e nel suo impegno con la cultura letteraria della sua epoca.
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