Aurora. Ricordo delle Alpi — Storia e analisi
Quando Aurora. Ricordo delle Alpi è stata esposta per la prima volta nel 1877, i critici rimasero sorpresi nel vedere Gustave Doré, famoso per le sue incisioni e illustrazioni, presentare un'opera così profondamente personale e pittorica. Conosciuto per le sue scene drammatiche di Dante e Don Chisciotte, Doré qui si allontanò dall'illustrazione narrativa per evocare i propri ricordi delle Alpi, un paesaggio che amava fin dai viaggi dell'infanzia.
Il dipinto si erge come una delle sue rare incursioni nel paesaggio, prodotto durante un periodo di lutto dopo la morte della madre, che influenzò profondamente il suo lavoro. Non è chiaro se il dipinto fosse un commissione o una meditazione privata, ma il suo umore introspettivo lo distingue tra le opere più pubbliche e teatrali di Doré. Al centro del dipinto si trova il momento dell'alba che si rompe sui picchi alpini, la prima luce pallida che si riflette sulla neve e sulla pietra. Doré sceglie di non popolari la scena con figure o grandi eventi; piuttosto, il dramma si svolge nell'incontro tra terra e cielo.
L'occhio è attratto dall'orizzonte luminoso, dove i freddi blu e rosa del mattino suggeriscono sia speranza che solitudine. Le sagome frastagliate delle montagne richiamano i paesaggi romantici di Caspar David Friedrich, ma il trattamento di Doré è meno incentrato sull'insignificanza dell'uomo e più su un ricordo riverente—il suo personale "souvenir"—della grandezza della natura. Nelle rocce sparse e nelle delicate nebbie, lo spettatore percepisce sia la durezza che la bellezza delle alte Alpi. Il mezzo esatto di Aurora.
Ricordo delle Alpi rimane incerto, sebbene Doré lavorasse sia a olio che ad acquerello durante questo periodo. La storia successiva del dipinto non è ben documentata e non ha raggiunto la fama delle illustrazioni di Doré o delle sue grandi tele religiose. Oggi è valutato come un raro esempio della pittura paesaggistica di Doré, offrendo uno sguardo nel suo mondo privato e nella sua gamma artistica.
La sua liricità tranquilla si distingue dalle opere più bombastiche della sua carriera e serve come testimonianza della risonanza personale che le Alpi avevano per lui. L'opera appare occasionalmente in mostre dedicate ai dipinti meno conosciuti di Doré, dove invita gli spettatori a vedere un lato diverso di questo prolifico artista.
Altre opere di Gustave Doré

Il Diluvio
Gustave Doré

L'Empireo (Paradiso, Canto 31)
Gustave Doré

Caronte (Inferno, Canto 3)
Gustave Doré

Sopra Londra in Treno
Gustave Doré

Lucifero, Re dell'Inferno
Gustave Doré

Don Chisciotte nella Sua Biblioteca
Gustave Doré

La Creazione della Luce
Gustave Doré

L'Albatros (La Rima del Marinaio Antico)
Gustave Doré

'Ahimè!' rispose Sancho, 'L'ho trovato in camicia, magro, pallido e quasi affamato, sospirando per la sua Dama Dulcinea' da Don Chisciotte
Gustave Doré

L'Ingresso di Cristo a Gerusalemme
Gustave Doré
Più arte di Paesaggio

Notte stellata
Vincent van Gogh

Veduta di Delft
Johannes Vermeer

Ninfee
Claude Monet

Il Canal Grande, Venezia, guardando a nord-ovest dalla Ca' Corner alla Ca' Contarini degli Scrigni, con il campanile di Santa Maria della Carità
Canaletto

Castello di Windsor
Canaletto

Il Grande Canal guardando a nord-est dal Palazzo Dolfin-Manin fino al Ponte di Rialto
Canaletto
