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Berna Automobili — Storia e analisi

Una figura gigante e dorata—parte mito, parte fantasia dell'era delle macchine—comanda il centro di Berna Automobili di Emil Cardinaux. Le braccia muscolose del titano cullano un enorme masso, la sua postura riecheggiando le leggendarie fatiche di Ercole, ma il suo sguardo non si rivolge all'Olimpo, bensì a un modesto camion a pianale parcheggiato sotto. Il contrasto è immediato e spiritoso: l'antico simbolo della forza bruta ora si trova accanto al nuovo motore dell'industria moderna, come a chiedere quale si dimostrerà più potente nell'era a venire.

La palette è ridotta e audace, con la pelle gialla splendente della figura e la barba rosso fuoco che attirano l'attenzione, mentre il blu fresco delle montagne e il telaio in acciaio del camion ancorano la scena nel presente. Creata nel 1914, quest'opera appartiene a un mondo sull'orlo della trasformazione. L'inizio del ventesimo secolo ha visto l'ascesa del manifesto pubblicitario come arte e commercio, con artisti come Cardinaux che sfruttano il potere grafico delle forme semplificate e dei colori vivaci per vendere non solo prodotti, ma anche idee di progresso e potere. Il nome “Berna Automobili” stampato in basso avrebbe parlato a un pubblico appena affascinato dalle possibilità del trasporto a motore, in un momento in cui i produttori svizzeri erano ansiosi di rivendicare il loro posto nel mondo moderno.

Poco si sa del viaggio di questo specifico manifesto dalla sua stampa, ma la sua audace immagine ci invita ancora a pesare i vecchi miti contro le nuove macchine—e a decidere quale storia vogliamo portare avanti.

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