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Campo Santa Maria Formosa — Storia e analisi

Quando Canaletto dipinse Campo Santa Maria Formosa nel 1735, era al culmine della sua fama, e le vedute veneziane della sua mano erano così ricercate dai collezionisti britannici che a volte venivano vendute prima che la vernice si fosse asciugata. Questa piazza in particolare, una delle più antiche di Venezia, era un favorito tra i visitatori stranieri, e si dice che lo zio dell'artista, Bernardo Bellotto, dipinse la sua versione poco dopo, dando inizio a una silenziosa rivalità tra zio e nipote. La domanda per queste vedute veneziane era così intensa che, come notò il viaggiatore contemporaneo Joseph Smith, "nessun inglese di gusto lascia Venezia senza un Canaletto." Il dipinto cattura una giornata luminosa e vivace nel Campo Santa Maria Formosa, con il distintivo campanile della chiesa che si erge sopra una folla animata.

Canaletto sceglie un punto di vista che consente all'occhio di vagare dalla facciata illuminata dal sole della chiesa alle arcate ombreggiate e alla vita quotidiana dei veneziani: venditori, bambini e nobili che si mescolano nella piazza. Il gioco di luci sulle pietre del pavimento e la cura nella resa dei dettagli architettonici parlano della fascinazione dell'artista per la prospettiva e lo spettacolo urbano. A differenza di Guardi, il cui tratto spesso dissolve Venezia nell'atmosfera, Canaletto offre chiarezza e precisione, facendo in modo che ogni figura e edificio si stagli nitidamente contro il cielo.

Il committente esatto di quest'opera non è noto, ma probabilmente si unì al flusso di dipinti esportati in Inghilterra tramite l'agenzia di Joseph Smith, il principale mercante di Canaletto e successivamente console britannico a Venezia. Nel corso dei secoli, Campo Santa Maria Formosa è passato attraverso collezioni private e, come molte delle vedute di Canaletto, è stato talvolta confuso con versioni di seguaci o di suo nipote Bellotto. Oggi, si erge come un testimone della capacità dell'artista di catturare sia la grandezza che i ritmi quotidiani di Venezia in un momento in cui la città era tanto un soggetto per collezionisti quanto per pittori.

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