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Jason — Storia e analisi

Quando Joseph Mallord William Turner svelò Jason nel 1802 alla Royal Academy, i critici rimasero sorpresi dalla sua audacia e ambizione; questa fu la prima grande incursione di Turner nella narrazione mitologica, un allontanamento dai suoi paesaggi familiari. Il dipinto fu esposto accanto a opere di pittori di storia affermati, segnalando la determinazione di Turner di essere visto come loro pari. La sua ricezione fu mista: alcuni lodarono il suo dramma, mentre altri trovarono la sua colorazione e composizione poco convenzionali.

L'audacia dell'opera segnò un punto di svolta nella carriera precoce di Turner, mentre rivendicava il suo posto nella grande tradizione della pittura storica. Il dipinto cattura il momento del mito greco antico in cui Jason, dopo aver addormentato il drago con la pozione incantata di Medea, afferra il Vello d'Oro. Nella visione di Turner, Jason si erge trionfante in un paesaggio selvaggio e infuocato, il mostruoso serpente collassato ai suoi piedi, le sue spirali che risuonano con il tumulto della scena. Il vello stesso brilla di una radianza innaturale, attirando lo sguardo verso il premio che è costato tanto dolore.

Medea, appena visibile, è una presenza ombrosa, enfatizzando l'isolamento di Jason al culmine della sua ricerca. A differenza della versione più teatrale di Luca Giordano, Jason e il Vello d'Oro, la versione di Turner è pervasa da un caos elementare, il paesaggio stesso si contorce con energia, sfumando i confini tra eroe e ambiente. Il mezzo esatto utilizzato da Turner per Jason è incerto, sebbene si creda generalmente che sia olio su tela, in linea con le sue opere principali del periodo. La provenienza iniziale del dipinto non è completamente documentata, ma fu esposto alla Royal Academy nel 1802 e rimase in possesso di Turner per gran parte della sua vita, come era sua consuetudine con le opere importanti.

Oggi, Jason è conservato alla Tate di Londra, dove è riconosciuto come un'opera chiave nello sviluppo di Turner da pittore topografico a interprete visionario del mito e della natura. La sua audace composizione e l'energia tumultuosa preannunciano le tele successive, più sperimentali, che avrebbero assicurato a Turner la reputazione di uno degli artisti più originali del movimento Romantico.

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