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L'Amore come Follia — Storia e analisi

Quando Amore come Follia fu presentato per la prima volta, faceva parte di una serie giocosa e audace di Jean-Honoré Fragonard, in cui ogni opera personificava l'Amore in una forma diversa. Commissionata all'inizio degli anni '70 del Settecento dal ricco finanziere Jean-François Bergeret de Grandcourt per il suo hôtel particulier parigino, la serie era destinata a decorare un boudoir privato, un ambiente tanto intimo e malizioso quanto i dipinti stessi. Il ciclo, che includeva Amore il Sentinella e Amore il Giullare, non fu mai completato e i pannelli furono dispersi poco dopo la Rivoluzione Francese, il loro destino rimase un mistero per decenni. Qui, Fragonard cattura Cupido non come il dio classico, ma come un imbroglione mascherato, appollaiato su un piedistallo in rovina, con il suo arco e la faretra appesi distrattamente al suo fianco.

Il dio dell'amore è travestito con un cappello da giullare, i suoi occhi che sbirciano con un luccichio cospiratorio, invitando lo spettatore a unirsi allo scherzo. La pennellata lussureggiante e vorticosa e la morbida palette rococò attirano lo sguardo sulla forma esposta e vulnerabile di Cupido, mentre la maschera e il cappello accennano alla follia e all'inganno insiti nell'amore. L'atmosfera del dipinto è più leggera e giocosa rispetto, ad esempio, alle rappresentazioni più sentimentali di Cupido di Boucher; Fragonard si compiace nella commedia e nel caos del desiderio piuttosto che nella sua innocenza o purezza. La provenienza precisa di Amore come Follia rimane incerta, come molte opere di Fragonard di questo periodo.

Dopo la sua esposizione iniziale nella casa di Bergeret, il dipinto fu probabilmente separato dalle sue opere compagne durante i tumultuosi eventi della fine del XVIII secolo, passando attraverso collezioni private e occasionali aste. La sua attribuzione a Fragonard non è mai stata seriamente contestata, grazie all'energia inconfondibile della pennellata e all'arguzia giocosa così caratteristica del suo stile maturo. Oggi, si erge come una testimonianza della capacità dell'artista di mescolare umorismo, sensualità e brillantezza tecnica nei giorni finali del movimento Rococò.

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