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Mariano Ferrer e Aulet — Storia e analisi

Quando Francisco de Goya presentò il suo ritratto di Mariano Ferrer e Aulet alla Real Academia de Bellas Artes de San Fernando nel 1780, ciò segnò il suo debutto formale come pittore accademico. Questa era la stessa tela che Goya presentò come suo pezzo di "ricezione", il test richiesto per l'ammissione all'Accademia, un passo cruciale nella carriera di qualsiasi artista ambizioso nella Spagna della fine del XVIII secolo. Il soggetto, Mariano Ferrer e Aulet, era lui stesso un accademico e scultore rispettato, rendendo il ritratto sia un omaggio che un gesto strategico.

L'accettazione di Goya all'Accademia con quest'opera gli aprì le porte a commissioni reali e lo mise sulla strada per diventare pittore di corte. Seduto in un profilo dignitoso, Ferrer y Aulet guarda con calma in lontananza, con le mani che riposano su un portfolio che allude ai suoi stessi successi artistici. Goya sceglie un momento di riflessione composta piuttosto che di azione, enfatizzando la statura intellettuale del suo soggetto. Lo sfondo scuro, quasi monocromatico, isola Ferrer, attirando l'attenzione sulle texture finemente rese del suo cappotto e sul sottile modellato del suo volto.

La leggera inclinazione del soggetto e la dolce illuminazione sui suoi tratti suggeriscono sia introspezione che una tranquilla fiducia, qualità che Goya ammirava. Rispetto ai ritratti più teatrali di Anton Raphael Mengs, l'approccio di Goya qui è contenuto, concentrandosi sulla presenza psicologica piuttosto che sulla grandezza. La storia precoce del dipinto è strettamente legata all'Accademia di Madrid, dove fu esposto per la prima volta come prova delle abilità di Goya. Sebbene il medium non sia registrato in modo definitivo, è probabile che si tratti di olio su tela, in linea con le convenzioni accademiche dell'epoca.

Nel corso dei secoli, il ritratto è rimasto in collezioni spagnole, entrando infine nei fondi del Museo del Prado, dove si erge come un testimone delle prime ambizioni di Goya e del suo rispetto per altri artisti. L'opera è spesso studiata come un esempio della transizione di Goya da commissioni regionali a Saragozza al mondo cosmopolita di Madrid, offrendo uno sguardo sull'intuizione psicologica che avrebbe definito i suoi ritratti successivi, più famosi.

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